A Purple Velvet

Installazione – fotografia digitale

Ripetizioni di immagini in piccolo formato – misure variabili

Il lavoro qui proposto, formato da 4 diversi moduli assemblabili in maniera ogni volta differente, nasce a partire dalla riflessione sul concetto “dello scatto compulsivo”, ormai oggetto diffuso del turista medio e non solo, la macchina fotografica è diventata l’estensione primaria del nostro occhio.
Pratica onnipresente nella nostra vita, spesso arriva prima lei del nostro sguardo. Tutto viene filtrato dall’inquadratura, il taglio fotografico è diventato il nostro modo per osservare ciò che ci circonda, il filtro visivo è la nuova retina che regola l’immagine e la spedisce al cervello, in condivisione poi, e all’interno di una consapevolezza collettiva, generalizzata e indirizzata infine.
L’opera si presenta come una sequenza di scatti esasperatamente distorti, dove il colore viola fa da padrone, simbolo di una cultura superficiale e del consumo dove non importa ciò che vediamo importa solo renderlo appetibile alla vista dell’altro. Come un “velluto” una sorta di immaginario glamour, i nostri scatti sono fatti per il social, per ribadire il “nostro qui e ora”. Non più legati al mantenimento di una memoria ma alla costruzione di un’immaginario consumistico passeggero, i dettagli di luoghi turistici e opere d’arte si accalcano l’uno sull’altro senza soluzione di continuità. L’importante non è quello che cogliamo, i soggetti sono decontestualizzati, l’obbiettivo e la resa visiva, il fashion. Non è il senso lo scopo finale ma il dato sensibile, come un parafulmini per il nostro ego, postiamo perché dobbiamo non perché possiamo.
Il social network è la nuova e infinita banca dati del nulla e del tutto, un bombardamento ottico, piena di immagini visivamente tutte simili ma potenzialmente ri-significabili.

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