Il Blu mi aiuta a Con(servare)finare

Video-installazione, olio e acquarello su materiale plastico, carta, tela – misure variabili

L’installazione “Il Blu mi aiuta a Con(finare)servare” riflette sul senso di luogo inteso come ambiente per la conservazione e la trasformazione, è stata presentata per la mostra Per quanto tempo è per sempre. L’idea è stata quella di unire la ricerca attraverso il colore Blu, che ritroviamo come elemento connotante dello spazio delle celle frigo, con i materiali tipici di solito utilizzati dall’artista e l’immaginario sulla “carne”, elemento basico e primitivo, che un luogo come questo ospitava. Il colore Blu, come un linguaggio da dover decodificare, dove elementi ritornano e si rincorrono, assolve il compito di dar vita e rendere visibili delle “geografie astratte”. L’obiettivo è permettere di percepire come un linguaggio criptato possa essere un portatore, almeno fino a prima della sua codifica, di possibilità interpretative infinite. Il materiale plastico isolante, che trattiene come fosse un contenitore, è “scolpito” in maniera grezza e appeso ai ganci, intende riallacciarsi, in chiave diretta e primaria, proprio all’uso storico di questo ambiente. Gli elementi a terra invece, posti in circolo attorno al televisore, rimandano ad un minimale ed ancestrale “Stonehenge”, che circondano l’oggetto come quasi un “altare” sul quale in loop vediamo un video. Le immagini, simili ad un pozzo dal quale udiamo suoni che non combaciano, come per un altrove che non vediamo, ci ripropongono il colore blu, acqueo e mosso, in attesa di qualcosa che non accade mai. Infine un elemento su carta ci interroga con una serie di macchie, come una cartina illeggibile. Tramite un’installazione che sembra quasi ricostruire una visione a metà tra un uso storico-realistico di questo luogo ed uno alchemico-ritualistico, il lavoro intende riflettere su come la nostra memoria sia un “terreno di mezzo”: non soltanto il deposito e il luogo della nostra identità ma, essendo quella che in parte ci definisce, pone anche i nostri limiti, i nostri confini. VIDEO

Testo a cura di Spela Zidar