Memorie Fluide

Installazione – misure variabili

Attraverso la mia collega Alice Ferretti sono stato invitato a confrontarmi con uno spazio molto particolare: Villa Pacini Battaglia, adesso di proprietà del Comune di Bientina. Densa di storia privata e ancora molto satura di quelle ombre di quotidianità, che ancora si percepiscono passeggiando per i grandi e quasi surreali ambienti di questo luogo, sta tornando ad essere spazio attivo tramite la pratica artistica di un collettivo che punta a farne un dispositivo per l’arte. Con questa idea sono stato chiamato a pensare un lavoro all’interno di un momento espositivo da titolo Terzo Tempo. La tematica dataci in partenza era l’idea di identità. Dopo alcune ricerche, prove e riflessioni, sono arrivato alla progettazione di un’installazione site specific pensata per la Villa, in particolar modo per la suggestiva “stanza del pianoforte”. L’opera, che prende il nome totale di Memorie Fluide, è composta da due parti essenziali: una che pone il proprio nucleo nell’atto “dell’oggetto trovato”, il materiale in loco, tutta quelle serie di “cose” che questo spazio possiede, e che gli sono ad oggi rimaste, nelle quali vi sono cristallizzati i suoi ultimi ricordi. L’altra, prende la propria forza da una nota autobiografica, una digerita riflessione sulla memoria intesa come un costrutto di “tasselli” che, in continua ricodifica, stabiliscono la nostra identità. La mia intenzione è stata quella di innescare una dialettica sulla testimonianza privata, incrociando una dimensione autoctona con una esterna. Per far questo ho disposto sei tavolette di legno dorate sulle quali sono stati collocati una serie di oggetti trovati che, a loro volta, portavano sopra di sé una candela rossa pronta a sciogliersi. La candela, però, non veniva liquefatta da una fiamma accesa ma bensì da dei faretti che emano calore puntati su ognuna delle sei tavolette. L’idea di utilizzare una fonte di calore esterna, invisibile, è una metafora sulla pratica “alternativa” che il collettivo artistico sta attivando per questo luogo. Come loro si muovono per far rivivere la Villa senza però sradicarne la forma, la storia e la struttura, ma cercando di inserirsi tra le sue intercapedini come una “nuova fonte di luce e calore”, il faretto ripropone sulla cera il solito atto di trasformazione della materia, senza però un’azione fortemente evidente, scontata, ma lavorandoci pian piano nel tempo. La cera, che rappresentava quindi un materiale in plasmazione (un contenitore di possibilità), con il tempo si è convertita a “effettivo collante” che ha unito le pratiche artistiche, sinteticamente simboleggiate dalla tavoletta dorata come “valore” che riqualifica lo spazio, con la memoria di questo luogo, posta in stille tramite l’oggetto trovato. Una volta terminato “l’orario di scioglimento”, quasi come un atto performativo, ne è uscito un nuovo oggetto “unito”, dove i due aspetti sopra detti risultano una cosa sola.

L’Eco del Nulla

Installazione – formelle di legno 10×10 cm. x 5 mm. acrilico/olio/pennarello su tavola

Accanto a questa azione, in questa modalità per l’occasione, sono poi state inserite a terra tutta una serie di formelle: mie vecchie realizzazioni, esercitazioni, pitture ed elaborati della mia formazione, che hanno contribuito a costruire la mia identità e capire dove volessi andare. Sono riportate come dei “tasselli” che, perso la propria leggibilità univoca di partenza, si presentano come una distesa di piccoli moduli, come una traccia presente ma indecifrabile nel proprio dettaglio. Come un grande bagaglio di “mattoni”, pronti a ricodificarsi ad ogni nuova disposizione, ci aprono ogni volta a diverse e personali interpretazioni. La questione è come la nostra memoria, la nostra esperienza, sia un grande “magazzino di ricordi”, come frammenti che, spesso, non hanno un valore assestante nella loro unicità ma nel continuo rapporto che hanno gli uni con gli altri e nella loro continua messa in relazione in maniera diversa, contribuendo così a creare la nostra quotidiana identità.

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