Piccolo dispositivo tessile per la decolorazione di una falda acquifera

Installazione, olio e acquarello su tessuto di terita e carta, misure e materiali variabili

Il progetto, esposto per la mostra Underground in una modalità site-specific, nasce dalla riflessione attorno alla parola “Underground” pensata nella sua traduzione letterale in italiano, ovvero: sotto terra. Considerato lo spazio di ex lanificio dove l’opera è andata ad intervenire, il mio lavoro ha voluto “mettere in scena un dispositivo” che nella sua impostazione formale richiama degli elementi tessili, memoria di questo luogo, posti in dialogo con un costrutto di oggetti pittorici, che rimandano all’utilizzo dell’acqua presa da un’ipotetica e stilizzata falda acquifera. Sono partito dall’idea di scegliere un qualcosa che fosse effettivamente “sotto terra” per abbinarlo ad un elemento, in questo caso di produzione storica, che caratterizzava lo spazio.
Considerando l’attuale problema dell’inquinamento della falde e le grandi problematiche di inquinamento che Prato a dovuto risolvere post bum industriale tessile, mi sono immaginato come, attraverso il colore blu, un’ipotetica falda possa venir utilizzata come “medium per colorare” e campionare un colore che andrà poi a essere stesso su carta e tessuto di Terita, tipico prodotto e lavorazione di quel bum compreso a grandi linee tra gli anni ’60/’80.
La falda, rappresentata e legata in basso alla struttura di metallo dall’ordinato elemento pittorico blu realizzato su carta, si inquina nel suo “ipotetico utilizzo”, rappresentato in alto da un altro elemento pittorico celeste, su carta, disordinato e sporco. Perdendo colore, mentre questo si va a distendere tramite disegni decorativi su quel tessuto appeso alla strutta in metallo, sul tavolo e sul cavalletto come quasi ad intendere una “lavorazione finita”, si costruisce quindi un piccolo dispositivo che mostra un uso poco ponderato di risorse naturali per abbellire e produrre oggetti che facevano parte della cultura di massa di quegli anni. La Terita, stampata con motivi floreali e non solo, era molto in voga ed è diventata per noi oggi un simbolo quasi kitsch di quel periodo. L’elemento blu estremamente decorativo dipinto sopra intende quindi dialogare con quello marrone già presente e rimarcare una visione kitsch stratificandosi ulteriormente.
Accanto a questo si aggiungono una serie di 27 lavori su carta che, richiamando la costruzione visiva formale di tutti gli altri, si configurano come una specie di campionatura che vuole identificare quel colore preciso e, allo stesso tempo, trattiene in se una nota autobiografica di chi è cresciuto in una città tessile, rappresentata dal numero di pezzi che collina con la mia età e dalla lettera L, stampata con un font affine alla visone kitsch che accomuna tutti gli altri pezzi.

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