Radicalia

Video-installazione – fotografia digitale su carta 350g. + video

Ripetizioni di immagini in piccolo formato – misure variabili

Oggi, quando tutto intorno a noi sembra accelerato, e nonostante i numerosi tentativi d’inversione, la crescita esponenziale si avvicina sempre di più ad un punto morto da dove minaccia di rimbalzare e distruggere la nostra esistenza. Osservare il lento scorrere e ponderare, minuscoli, i costanti tentativi che la natura continua a fare per salvare e migliorare il proprio essere, appare come un mantra costruttivo: per restituirci la speranza, per suggerirci modalità diverse di azione e il tentativo di ripristinare l’equilibrio tra la natura e l’uomo.
Radicalia unisce esattamente questi due aspetti. La natura, oggi elemento sempre più “addomesticato” dall’uomo, diventa un rappresentante tipico di un atteggiamento di resistenza e ciclo che essa compie “sopravvivendo” all’intervento umano. Contemporaneamente l’uomo, la sua esistenza che è costantemente modificata e messa alla prova, cerca di superare i traumi per tornare al suo stato di equilibrio. Quello che il progetto intende compiere è una sovrapposizione, traslando lo status umano da concetto astratto a forma fisica. L’organismo, l’essere vivente, presentato dalla natura rappresenta l’uomo, la comunità, come sistema che resiste e in maniera nichilista, inerte e involontario compie dei gesti e ambisce a cambiamenti, ma rimanendo sempre uguale a sé stesso. Prendendo troppo poco in considerazione la necessità di cambiare le nostre abitudini, la situazione contemporanea si impone e ci impone, più o meno sfocati, costrutti che sembrano “naturali”.
La mostra Radicalia si configura come un’unica installazione, una moltiplicazione ossessiva delle immagini, che si accatastano l’una accanto all’altra. Da un lato l’immagine di dettagli naturali, visivamente dimessa, si carica di significato nell’atto della ripetizione. Culturalmente identificata come “natura morta” i soggetti, gli individui in questo caso, sono tutt’altro che tali.
Dall’altro lato una ripetizione delle immagini annebbiate delle mani, presenza fisica dell’uomo, gesti umani necessari per avviare un’azione. A volte opprimenti nella loro moltiplicazione, ma molte volte sfocati nella loro efficienza, rappresentano la necessità di mettere a fuoco l’interferenza umana nella natura.
L’istallazione è accompagnata da un’opera video a tre canali che riporta come soggetti la luce, il fuoco e l’acqua, gli elementi fondamentali per mantenere la vita.

Testo a cura di Spela Zidar

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