Scusa ti è caduto

Installazione – stampa digitale ripetuta – misure variabili

Con lo stesso principio ironico autocritico di “Francamente Imbarazzante” e “La Bellezza è Perseveranza”, ma formato anche qui soltanto dalla stampa 70×100 cm., l’opera “Scusa ti è caduto” intende indagare con la stessa modalità formale delle due precedenti su un’altra questione molto precisa.

Quasi timidamente e con fare innocente, palesando una finta educazione, il lavoro riflette sul dilagante, pericoloso e estremamente difficile da risolvere, problema dell’abbassamento della capacità di pensiero critico e presunzione di conoscenza. Questi due fattori, purtroppo inversamente proporzionali, che vedono l’aumento del secondo alla diminuzione del primo, sono una delle piaghe sociali contemporanee, la quale, si fa madre di tutte le altre, in particolar modo dell’aumento di situazioni di razzismo, xenofobia, omofobia, nazionalismi populisti e estremismi di genere e in genere. Purtroppo, il rovescio della medaglia della più grande innovazione nell’ambito comunicativo e di diffusione di conoscenza, internet e la tecnologia su un più ampio spettro, partendo dalla televisione fino agli smartphone, è stato quello di creare una gigantesca bolla di “falsa e superficiale conoscenza”. Tramite il web tutti ci sentiamo troppo spesso dei “tuttologi” e tendiamo a stereotipare invece che approfondire e capire, viviamo la differenza come una colpa e non come un bacino di confronto e crescita. Una delle più grandi invenzioni a favore dell’intelletto è diventata un’arma che ci auto-puntiamo usandola per abbattere il nostro pensiero invece di implementarlo. Il dibattito sull’uso, il condizionamento e sulla manifestazione degli strumenti virtuali, mediatici, ecc. nell’epoca digitale ha uno spettro di dialogo ancora largamente più vasto di questo esposto ma, “Scusa ti è Caduto” intende intaccare la superficie di questo problema per spingere ognuno di noi, con la propria volontà, ad “una pratica di risveglio” cogliendo le stesse parole da uno dei più grandi filosofi del ‘900, Marshall  McLuhan.

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