Untitled

(costruzioni)

Installazione – misure variabili

Fotografia digitale/matita/acrilico/acquarello/fletting all’acqua/scotch/penna
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Legno/cartone

In questo lavoro parto dalla considerazione di come la ricodifica degli oggetti di scarto, attraverso la trasformazione della loro superficie, possa portare ad una riflessione verso la multi-interpretatività delle cose, che spesso, viene dimenticata. Giocando con una scansione ed un ritmato gruppo di elementi cardine, creo un linguaggio informale dove colori e strutture base si articolano a formare degli schemi, quasi delle decodifiche di mondi in costruzione. Assemblando e ricostruendo “oggetti”, muovendomi dal bidimensionale al tridimensionale e viceversa, ho dato forma ad un’installazione dove il punto fondante della visione è fermarsi ad osservare lo “sporco”, ovvero lo scarto, e a come questo, “rimontato”, possa aprire a nuovi percorsi narrativi analogici. Tramite i tre colori elementari, più il verde, che fanno da “direttori d’orchestra”, ho disposto tasselli di immagini che trovano stallo su variegate superfici bianche contaminate, le quali, si configurano come delle tabule rase, pagine bianche appunto, da dove poter costruire qualsiasi cosa.
Avvalendomi del principio della casualità, i tasselli fotografici sono accostati secondo un percorso libero, sottolineando come nella miriade di accostamenti possibili, quello emerso, è solo uno degli ipotetici percorsi che le cose possono prendere. Materiale di avanzo come legno e cartone trovano respiro accordandosi con piccoli ritagli fotografici, i quali, riportano dei dettagli del tipico “sporco pittorico” che rimane sugli strumenti d’uso durante la realizzazione di un’opera. La domanda che ci pongono è: sono solo delle macchie o possono diventare altro se accettiamo la possibilità che ogni cosa possa essere ricalibrata?

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(conserva creativa)

Installazione – misure variabili

Olio su tela/acrilico/patchwork/barattoli di vetro

La serie composta da 70 “tappettini” di tela dipinta rimontati a patchwork e 35 barattoli colorati, richiama l’idea, come suggerita dal titolo, di una “conserva”. Elemento tipico della vendita e del consumo, si rende invece inriproducibile ma, nonostante la controtendenza alla sua stessa ragione di esistere come qualcosa di riproducibile, si fa comunque contenitore, ma non di merci, bensì di “creatività”.
I 3 colori elementari, più il verde, rappresentano la possibilità di creare qualsiasi cosa e, uniti a tutta una serie di elementi “tappeto”, presentano una delle nuove possibilità che può scaturire dal riutilizzo di materiale di scarto, in questo caso barattoli e tele dipinte.
Il lavoro intende indagare sulla contraddizione che si genera nel momento in cui prendiamo un simbolo tipico del consumo: la conserva, il barattolo, ma, pur trattandola come tale, viene resa altra da sé. Si può sempre “rifare”, ma non è più riproducibile perfettamente identica a se stessa.
L’opera prova ad incrinare il senso di “riproducibilità” non per trovare una lettura negativa, piuttosto per cercare di svincolarne il senso da una lettura tipica, per aprire alle opzioni di reinterpretazione delle cose. Lavorando su oggetti di scarto in questo caso, si cerca di mostrare come la creatività può trovarvi, conservarsi e ritrovarsi semplicemente cambiando il punto di vista.

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